Dove si trovano le stazioni di rifornimento a idrogeno in Italia, come sono configurate e quali progetti stanno contribuendo a far crescere la rete nazionale? Per offrirvi una panoramica chiara e sempre aggiornata, Hydrogen News ha realizzato una mappa interattiva delle Hydrogen Refueling Station (HRS) presenti e previste sul territorio italiano. Uno strumento pensato per seguire da vicino l’evoluzione dell’infrastruttura nazionale dell’idrogeno attraverso dati tecnici, informazioni sui progetti in corso e aggiornamenti in tempo reale.
La mappa
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Il contesto nazionale
Nel 2023 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha pubblicato la graduatoria dei 36 progetti ammessi ai finanziamenti del PNRR, che metteva a disposizione 230 milioni di euro per la realizzazione della rete nazionale di stazioni di rifornimento a idrogeno nell’ambito dell’Investimento 3.3 “Sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto stradale” della Missione 2, Componente 2. Le iniziative selezionate interessano snodi strategici della mobilità pesante e i principali corridoi europei TEN‑T, tra cui l’asse del Brennero, il corridoio Torino–Trieste e le direttrici nord‑sud che collegano i principali poli logistici del nostro paese. Dal punto di vista tecnico-progettuale, la direttiva italiana ha stabilito le nuove stazioni dovranno erogare esclusivamente idrogeno verde, prodotto da fonti rinnovabili tramite elettrolisi.
Com’è fatta una stazione di rifornimento a idrogeno
La configurazione di una stazione di rifornimento di idrogeno standard risponde a precisi standard internazionali (principalmente SAE J2601 per i protocolli di rifornimento e ISO 19880-1 per la sicurezza dell’infrastruttura) e si basa su un’architettura modulare, interconnessa e altamente ingegnerizzata. L’impianto si articola in cinque macro‑moduli principali.
La sorgente di alimentazione


L’idrogeno può arrivate in stazione via pipeline, prodotto in loco mediante un elettrolizzatore o fornito tramite trailer (carri bombolai), oggi la soluzione più diffusa. Per decenni la pressione standard di consegna era di 200 bar, ma la logistica moderna tende a innalzare i livelli di pressione per migliorare l’efficienza del trasporto, raggiungendo 300 bar o 500 bar.
Unità di compressione
I compressori portano il gas a 900–950 bar, condizione necessaria per trasferire una molecola estremamente leggera come l’idrogeno nei serbatoi ad alta pressione. I compressori possono essere integrati in moduli compatti o configurati come unità indipendenti nelle stazioni di maggiore capacità.
Sistema di stoccaggio
Nelle stazioni senza produzione in loco, il carro bombolaio funge da stoccaggio primario. Lo stoccaggio ad alta pressione può essere integrato al compressore, per impianti di taglia medio‑piccola, o separato, soluzione tipica delle stazioni per mezzi pesanti dove sono richiesti volumi maggiori e cicli di rifornimento più intensivi.


Sistema di raffreddamento
Prima dell’erogazione, l’idrogeno viene raffreddato fino a –40 °C tramite un chiller. Il preraffreddamento è essenziale per garantire la sicurezza del rifornimento, evitare il surriscaldamento del serbatoio del veicolo e rispettare i protocolli SAE J2601.
Dispenser
Il dispenser, simile nell’aspetto a una colonnina tradizionale di benzina o GPL, si compone di una pistola con accoppiamento a tenuta stagna, sensori a infrarossi per il dialogo dati con il veicolo e sistema di break-away di sicurezza. I livelli di pressione ed erogazione sono due: 350 bar, per mezzi pesanti e autobus, e 700 bar per autovetture e veicoli commerciali leggeri.



Lo scenario futuro
Secondo le proiezioni di H2IT – Associazione Italiana Idrogeno, l’idrogeno giocherà un ruolo cruciale nella transizione verso una mobilità sostenibile. Entro il 2050, si stima che le strade italiane ospiteranno oltre 8,5 milioni di auto, 20.000 autobus e 50.000 camion alimentati con questa tecnologia. Numeri che confermano la centralità dell’idrogeno come vettore energetico strategico per l’abbattimento delle emissioni inquinanti nel settore dei trasporti.
Il recepimento dei target della direttiva RED III, avvenuto a inizio anno, rappresenta un passaggio decisivo per l’evoluzione della mobilità a idrogeno in Italia. Con l’introduzione di obiettivi chiari e vincolanti, il quadro normativo nazionale acquisisce finalmente quella stabilità regolatoria che gli operatori della filiera chiedevano da tempo. La direttiva fissa traguardi particolarmente ambiziosi: per l’idrogeno industriale è prevista infatti una quota del 42% entro il 2030 e del 60% entro il 2035, mentre nel settore dei trasporti viene introdotto un obiettivo dell’1% di idrogeno rinnovabile entro il 2030. Si tratta di target che, da un lato, offrono certezza agli investitori e alle aziende impegnate nello sviluppo di tecnologie e infrastrutture; dall’altro, proteggono e valorizzano gli investimenti già avviati, inclusi quelli finanziati dal PNRR, che hanno dato impulso alla realizzazione delle prime stazioni di rifornimento e dei progetti dimostrativi lungo i corridoi strategici della rete TEN‑T.
Con il 30 giugno è però scaduta la finestra temporale dei fondi PNRR dedicati all’idrogeno. In questa nuova fase, per evitare un rallentamento della filiera, sarà necessario introdurre ulteriori misure di sostegno: incentivi mirati per l’acquisto di veicoli a idrogeno (sia fuel cell sia con motore a combustione interna), strumenti finanziari per la domanda iniziale e politiche che favoriscano la prosecuzione dello sviluppo della rete nazionale di rifornimento.
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