lunedì, 15 Agosto 2022

Il gasdotto più controverso del mondo sta per ‘girare’ verso l’idrogeno?

Mosca sta silenziosamente investendo nella produzione di idrogeno, potenzialmente mirando a farlo fluire attraverso il suo nuovo gasdotto NordStream 2

24 marzo, 2021 

La Redazione

Mantenere la posizione di fornitore chiave di energia nel Vecchio Continente ha un prezzo. E sembra che sia un prezzo che la Russia è pronta a pagarlo. Mosca sta silenziosamente investendo nella produzione di idrogeno, potenzialmente mirando a farlo fluire attraverso il suo nuovo gasdotto NordStream 2. Mentre il futuro del controverso progetto alimenta ancora dibattiti e incertezze, la Russia ha deciso di adattarsi alle esigenze del suo vicino per fornirgli energie più pulite, e in particolare idrogeno, che la Commissione europea ha posto in prima linea nel suo programma di ripresa.

È attualmente in corso un dialogo tra Berlino e Mosca per la produzione di idrogeno verde su larga scala. Questa informazione è stata rivelata durante una recente conferenza tenutasi presso la Camera di commercio tedesco-russa. Ma per quanto sorprendente possa sembrare, questa narrazione non è nuova. Menzionata per la prima volta nel 2018, l’opzione idrogeno per Nord Stream 2 è stata poi messa sul tavolo da Uniper che, a marzo 2020, ha previsto la capacità del gasdotto di trasportare fino all’80% di idrogeno.

Uno degli argomenti chiave contro NordStream 2 è che l’aggiunta di gas naturale contraddice gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Europa. Qui, la contro-argomentazione della Russia è che NordStream 2 ha anche un potenziale di idrogeno e può soddisfare quegli obiettivi di decarbonizzazione“, secondo Luca Franza, un ricercatore sulle relazioni UE-Russia nel settore del gas.

La scelta dell’investimento nell’idrogeno da parte della Russia può essere interpretata come una tattica per rendere il progetto più attraente e per cambiare la posizione dei paesi occidentali sulle sanzioni del Nord Stream 2. Ma al di là dell’aspetto geopolitico, solleva diversi interrogativi sulla sua effettiva fattibilità.

In primo luogo, questo idrogeno sarà blu (prodotto da fonti di combustibili fossili) o verde (carbon neutral)? È difficile rispondere alla domanda poiché l’UE non sta più adottando un approccio “daltonico” all’idrogeno. Secondo Luca Franza, “la Russia ha un migliore vantaggio comparativo lungo la catena del valore dell’idrogeno blu: è quindi in una posizione migliore per inviare idrogeno blu piuttosto che verde, per il quale i costi sono ancora molto alti“.

Stephan Weilprimo ministro dello Stato della Bassa Sassonia, rimane fiducioso sul potenziale di energia rinnovabile della Russia per l’idrogeno verde. “La Russia può offrire un enorme potenziale di terra come base per costruire energia solare ed eolica e enormi risorse idriche per l’energia idroelettrica“, ha commentato, citato da Reuters. Tuttavia, guardando l’attuale mix energetico della Russia, il paese fa ancora affidamento per oltre il 60% su carbone e gas naturale ed è ben lungi dall’essere un modello di riferimento nella produzione di energia rinnovabile.

Passare a un’economia dell’idrogeno verde al 100% implica l’utilizzo dell’idrogeno blu come combustibile di transizione almeno fino al 2045, quando si prevede che i costi inizieranno a convergere.

Il quadro di cooperazione stabilito tra Russia e Germania sembra ignorare queste considerazioni ed è determinato a perseguire la produzione di idrogeno verde.

La seconda grande domanda quindi: come verrà trasportato questo idrogeno?

La prima opzione, e la meno realistica, sarebbe il trasporto del solo idrogeno attraverso il gasdotto. Un’altra soluzione consiste nel miscelare l’idrogeno con il gas naturale, ma questo metodo presenta diversi inconvenienti. La regolamentazione sulle proporzioni consentite di miscelazione varia a seconda dello Stato membro dell’UE e puo’ variare dall’1% nei Paesi Bassi all’8% in Germania a determinate condizioni. 

Recentemente, diversi deputati al Parlamento europeo hanno chiesto l’armonizzazione di questi standard di miscelazione, ma l’obiettivo è lungi dall’essere raggiunto.

Infine, anche la compatibilità tra i materiali delle condutture e il trasporto di idrogeno non è così ovvia. Sono in corso ricerche sulla necessità di aggiungere polipropilene alla tubazione per evitare la corrosione. Anche affrontare il problema delle perdite di idrogeno diventa una necessità.

Sebbene le modalità tecniche del riutilizzo del Nord Stream sembrino sfuocate, la Russia non sta partendo del tutto da zero nel campo dell’idrogeno. A lungo termine, le sue ambizioni sono molto più grandi del gasdotto NordStream 2. Guidate dalla tabella di marcia per l’idrogeno 2024, le aziende russe hanno iniziato a incrementare gli investimenti nell’idrogeno pulito.

Il gigante energetico russo Gazprom ha iniziato a sviluppare la tecnologia di pirolisi, che converte il gas naturale in idrogeno dopo averlo riscaldato. Questa tecnologia è meno dispendiosa in termini di energia rispetto al processo di elettrolisi e meno inquinante del reforming del metano, questo metodo ha il potenziale per uccidere due piccioni con una fava. L’unico problema è che non è stato ancora prodotto commercialmente su larga scala.

La produzione di idrogeno della Russia sarebbe divisa in due cluster: quello nord-occidentale trasporterà l’idrogeno verso l’Europa, mentre quello orientale avrà come destinazione finale di esportazione il Pacifico-Asia. Parallelamente, Rosatom è stata incaricata della missione di testare un treno alimentato a idrogeno nella regione industriale di Sakhalin. L’azienda nucleare sta anche esaminando la produzione di idrogeno dall’energia nucleare, un’opzione che sta guadagnando popolarità al giorno d’oggi. Ha già ricevuto fondi dal governo russo per questa ricerca.

Tuttavia, niente è meno certo del fatto che la Russia sarà il fornitore più competitivo dell’Europa. Mosca non possiede ancora una capacità di produzione di idrogeno sufficiente per diventare competitiva in termini di prezzo. Pertanto, è improbabile che soddisfi la domanda europea, stimata in 700TWh nello scenario “business-as-usual” (o 8% della domanda totale di energia) entro il 2050 secondo la tabella di marcia dell’idrogeno dell’UE

Le proiezioni sono ancora più difficili da fare in un mercato che ancora non esiste e verrà creato solo sulla base della volontà politica. “Tendiamo a vivere nel futuro dell’idrogeno: l’Europa ha proiezioni ambiziose sulla domanda di idrogeno, ma ci comportiamo come se fossimo già lì”, dice Luca Franza.

Inoltre, non è chiaro il motivo per cui l’Europa preferirebbe importare idrogeno dalla Russia invece di installare la capacità di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) per l’idrogeno blu prodotto a livello nazionale.

Alla fine, sebbene questo rebranding verde di Nord Stream 2 aggiunga un altro elemento all’equazione tra sicurezza energetica e impatto ambientale, non cambierà l’opinione dei suoi oppositori tradizionali e ancor meno inciderà sulle sanzioni imposte.

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