venerdì, 2 Dicembre 2022

Draghi e Kerry si incontrano per impostare il lavoro per limitare il cambiamento climatico

Se l’obiettivo pare ormai condiviso, i modi per raggiungerlo possono essere molti ed i conflitti sono dietro l’angolo. Occorrerà molta diplomazia e qualche compromesso. 

Dopo l’incontro del giorno precedente col Ministro Cingolani, sul quale abbiamo già riferito, è di grande rilievo l’incontro di venerdì tra John Kerry, l’inviato speciale per il clima del governo americano, e il premier Mario Draghi. Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre i gas serra del 50-52% entro il 2030, e vogliono spingere altri Paesi a prendere impegni simili. In quest’ottica si inserisce l’incontro di Kerry con il nostro premier.  Con l’arrivo alla presidenza di Joe Biden, gli Stati Uniti stanno cancellando il buio periodo di Donald Trump, recuperando la leadership mondiale, in primis con la Cina, con la quale è in corso un’importante cooperazione. 

Nelle scorse settimane proprio Kerry aveva dichiarato che l’Italia con Draghi ha l’opportunità di svolgere un ruolo chiave nei negoziati sul tema del cambiamento climatico, e gli Stati Uniti sono pronti ad aiutarla. 

La prossima Conferenza internazionale sul clima, COP 26 a Glasgow in novembre, si avvicina, e USA e Italia stanno procedendo in modo coordianto. Nell’ora e mezzo a colloquio con Draghi, Kerry ha ribadito come la collaborazione fra Italia e Stati Uniti per contrastare efficacemente il cambiamento climatico e la sfida della decarbonizzazione, nonche’ per cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica, sia fondamentale in tutti i consessi previsti: dal G7 al G20, passando appunto per COP 26.

Una volta ricostituito un fronte ampio mondiale che condivida la lotta ai cambiamenti climatici, ora la discussione si concentrerà sulle scelte tecnologiche ed industriali e sugli strumenti economici da adottare in questa fase di transizione. Una discussione non facile, in quanto il fronte – pur attivo nelle politiche ambientali e non negazionista – e’ fatto di paesi con strategie e impostazioni diverse. 

Biden propone un mix di fonti rinnovabili e nucleare (oltre al gas), mentre l’Europa per adesso ha escluso dai programmi la continuazione con l’atomo, energia da rifiuti e gas di transizione. La Cina e i paesi dell’Est Europa hanno quote importanti di gas. Poi c’è la discussione sull’idrogeno verde o non verde, le piccole centrali a fissione e la speranza nella fusione, le politiche di cattura del carbonio (CCS), la carbon tax. I problemi ambientali connessi alle stesse fonti rinnovabili, i temi dell’agricoltura sostenibile, della zootecnia e della pesca. Le disparità fra paesi ricchi e paesi poveri. Tutti temi complessi dove ogni paese tende a proteggere la propria base industriale ed energetica. Insomma se l’obiettivo pare ormai condiviso, i modi per raggiungerlo possono essere molti ed i conflitti sono dietro l’angolo. Occorrerà molta diplomazia e qualche compromesso. 

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