Nel quadro delle tensioni geopolitiche, della pressione sui mercati dei fertilizzanti e dei ritardi nello sviluppo dei progetti, l’International Energy Agency (IEA) individua le principali priorità di intervento per i governi.
Il 18 giugno 2026 l’International Energy Agency (IEA) ha pubblicato la sesta edizione del Global Hydrogen Review 2026, il report di riferimento sullo stato e sulle prospettive dell’idrogeno a livello mondiale.
Il documento arriva in un momento di forte turbolenza geopolitica. Il conflitto scoppiato in Medio Oriente il 28 febbraio 2026 ha colpito duramente la produzione e il commercio mondiale di idrogeno e dei suoi derivati, riportando la sicurezza energetica al centro dell’agenda politica globale.
Il messaggio del rapporto è chiaro: l’idrogeno continua a rappresentare una leva strategica per la sicurezza energetica e industriale, ma il raggiungimento degli obiettivi dichiarati richiede decisioni di investimento tempestive, politiche di domanda più efficaci e un rafforzamento delle infrastrutture.


Medio Oriente: effetti della crisi su fertilizzanti, ammoniaca e metanolo
Il Medio Oriente produce circa un sesto dell’idrogeno mondiale, destinato soprattutto a chimica, fertilizzanti e raffinazione. Nel 2024 la regione era responsabile dell’11% della produzione globale di ammoniaca, del 13% della produzione di urea e del 17% della produzione di metanolo, oltre a coprire più di un quarto del commercio mondiale di ammoniaca e quasi il 40% di quello dell’urea.
Inoltre, la chiusura dello Stretto di Hormuz – attraverso cui transita circa il 60% delle esportazioni di urea e il 70% di quelle di ammoniaca e metanolo della regione – ha bloccato le rotte commerciali per Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
Le ricadute sui mercati internazionali sono state significative: il prezzo dell’urea è raddoppiato tra gennaio e aprile 2026, prima di iniziare a diminuire a maggio, mentre il metanolo è aumentato del 60% tra gennaio e maggio. In Qatar, QAFCO ha sospeso la produzione di urea nel più grande complesso al mondo, con 5,6 Mt/anno di capacità, a seguito di attacchi con droni alle strutture GNL di QatarEnergy.
In Iran le esportazioni si sono fermate del tutto. Anche fuori dalla regione si sono registrati stop produttivi: in Bangladesh quattro impianti di urea su cinque hanno sospeso l’attività per carenza di gas.
I paesi più esposti sono quelli import-dipendenti: il Marocco copre il 100% del suo fabbisogno di ammoniaca con importazioni (40% dal Medio Oriente), mentre Brasile, Australia, Sudafrica e Thailandia dipendono dalle importazioni per tutto il loro fabbisogno di urea, tra il 40% e l’85% proveniente dal Medio Oriente. Anche riduzioni modeste nell’uso di fertilizzanti possono causare cali sproporzionati delle rese agricole, con rischi diretti per la sicurezza alimentare.
I dati del 2025: domanda in crescita e produzione a basse emissioni ancora marginale
Il rapporto descrive un settore in espansione, ma caratterizzato da un ritmo di crescita ancora insufficiente rispetto agli obiettivi annunciati:
- La domanda globale di idrogeno è cresciuta di quasi il 3% nel 2025, superando per la prima volta i 100 milioni di tonnellate (Mt), trainata quasi interamente da industria e raffinazione. La Cina resta il primo consumatore mondiale con il 30% della domanda, seguita da Nord America (16%) e Medio Oriente (14%).
- La produzione di idrogeno a basse emissioni è cresciuta del 20% nel 2025, raggiungendo quasi 1 Mt — ma rappresenta ancora meno dell’1% della domanda totale.
- La capacità di elettrolisi installata è raddoppiata nel 2025, superando i 4 GW, con la Cina dietro quasi tre quarti delle nuove installazioni.
- Gli accordi di offtake (cioè di acquisto anticipato della produzione), firmati nel 2025, sono rimasti stabili a circa 1,7 Mt, ma solo un quinto dei volumi è coperto da impegni contrattuali vincolanti. Per la prima volta gli accordi orientati all’export hanno superato quelli per uso domestico.
- La pipeline di progetti con forte probabilità di essere operativi entro il 2030 si è ridotta da 10 a poco più di 6 Mt rispetto alla scorsa edizione del report, a causa di ritardi nelle decisioni di investimento.
- Ben 22 Mt di produzione potenziale annunciata rischia di non concretizzarsi entro il 2030, se le decisioni finali di investimento non arriveranno entro l’inizio del 2027. È doveroso ricordare che due terzi di questo potenziale si trovano in Europa, Nord America e America Latina.
Alla luce di tali elementi, per conseguire gli obiettivi dichiarati per il 2030, pari a quasi 27 Mt/anno a livello globale e a circa 30 volte la produzione del 2025, sarebbe necessaria una crescita media annua del 100%, più del doppio del ritmo già ambizioso previsto sulla base dei progetti attualmente impegnati, stimato intorno al 40%. Solo Cina e Paesi Bassi risultano oggi in linea con i rispettivi target nazionali.
Dinamiche regionali: progressi differenziati tra Cina, Europa, Nord America e Africa
La situazione risulta differenziata tra le principali aree geografiche.
- Cina – Mostra segnali di rallentamento nell’elettrolisi, con una concorrenza interna insostenibile che sta portando a un consolidamento del mercato; nuovi schemi di sostegno annunciati dal secondo semestre 2025 dovrebbero però rilanciare gli investimenti.
- Europa – I primi grandi progetti su scala industriale entreranno in funzione nel 2026, grazie soprattutto al recepimento nelle legislazioni nazionali della direttiva europea sulle energie rinnovabili (RED) per i trasporti — ma l’attuazione resta lenta.
- Nord America – Alcuni grandi progetti basati su cattura e stoccaggio della CO2 hanno raggiunto la decisione finale di investimento, ma la maggior parte punta all’export, dipendendo da mercati esteri come Giappone e Unione Europea.
- Africa – La domanda di idrogeno ha raggiunto 3,1 Mt nel 2024 (circa il 3% della domanda globale), concentrata in Egitto, Algeria e Nigeria. La produzione pulita resta minima (circa 6 kt) e solo 1 dei 31 progetti annunciati per il 2030 ha raggiunto la decisione finale di investimento. Il capitolo speciale dedicato al continente sottolinea come l’idrogeno possa sostenere sicurezza alimentare, sviluppo industriale e accesso all’energia elettrica, oggi negato a quasi 600 milioni di persone.
Le raccomandazioni dell’IEA ai governi
Sulla base dei progressi registrati e delle criticità emerse, il rapporto dell’IEA aggiorna le raccomandazioni di policy rivolte ai governi che intendono valorizzare l’idrogeno a basse emissioni nel quadro dei propri obiettivi energetici e climatici.
- Rivedere i target al 2030 e sviluppare ambizioni di lungo termine basate sull’evoluzione reale del mercato. Con l’avvicinarsi del 2030, i governi dovrebbero pianificare la prossima fase delle politiche, integrando l’idrogeno nei piani di sicurezza energetica di lungo periodo e adottando regolamenti flessibili capaci di adattarsi alla maturazione del mercato.
- Accelerare l’attuazione delle politiche per creare domanda di idrogeno pulito nei settori chiave. La visibilità di lungo termine sulla domanda è cruciale per stimolare gli investimenti: servono schemi di sostegno combinati a regolamenti vincolanti (quote, obblighi) e appalti pubblici di prodotti a basse emissioni. Puntare sugli usi industriali esistenti, non rivolti al consumatore finale, può assorbire il sovra costo senza impatti significativi sui prezzi finali.
- Mantenere il sostegno alla produzione, concentrandolo sui progetti pronti alla realizzazione e in grado di scalare. L’idrogeno pulito resterà più costoso di quello fossile nel breve termine: schemi di sostegno stabili, con criteri di ammissibilità chiari e visibilità di lungo periodo sui finanziamenti, aumentano le probabilità di successo dei progetti.
- Accelerare lo sviluppo delle infrastrutture rimuovendo le barriere e sfruttando le opportunità immediate. Servono quadri regolatori completi, meccanismi finanziari dedicati, processi di autorizzazione efficienti e migliore coordinamento tra le autorità. I cluster industriali e portuali che riuniscono produzione e diversi utilizzatori possono facilitare le prime fasi di sviluppo.
- Sostenere le economie emergenti nella risalita della catena del valore dell’idrogeno pulito. Nonostante il potenziale di produzione a basso costo, questi paesi affrontano difficoltà di accesso al credito, infrastrutture limitate e forte dipendenza da progetti orientati all’export. Le economie avanzate possono collaborare con quelle emergenti per aprire nuovi usi domestici (in particolare per i fertilizzanti) e opportunità di esportazione, rafforzando sicurezza energetica e alimentare.
Una valutazione critica dell’approccio IEA
L’analisi dell’IEA contribuisce a ricondurre il dibattito sull’idrogeno entro un quadro più realistico, ponendo l’attenzione non soltanto sugli annunci di capacità, ma anche sulla solidità economico-finanziaria dei progetti, sulla domanda effettiva e sulla disponibilità di infrastrutture. Di fatto, il rapporto favorisce una valutazione più prudente delle aspettative maturate negli ultimi anni e richiama i governi alla necessità di politiche industriali più selettive, verificabili e coerenti con l’evoluzione del mercato.
Permane, tuttavia, un elemento di attenzione: l’approccio dell’IEA appare in parte orientato alla continuità con le strategie già definite dai governi e potrebbe approfondire ulteriormente la sostenibilità economica di alcuni impieghi prospettati dell’idrogeno, nonché il confronto con soluzioni di decarbonizzazione alternative, più efficienti o già disponibili.
L’enfasi sull’accelerazione degli investimenti richiede, inoltre, un adeguato bilanciamento con il tema della domanda effettiva: in assenza di operatori industriali disponibili a sostenere costi superiori rispetto alle alternative fossili, anche progetti tecnologicamente maturi potrebbero incontrare difficoltà nel raggiungere una sostenibilità economica stabile.
Ne consegue che il sostegno pubblico dovrebbe essere indirizzato in via prioritaria verso gli impieghi industriali difficili da elettrificare e le filiere in cui l’idrogeno può contribuire in modo concreto alla sicurezza energetica e alimentare. Un sostegno generalizzato a tutti i progetti annunciati potrebbe, infatti, determinare dispersione di risorse, dipendenza prolungata da sussidi e rischio di infrastrutture sottoutilizzate. La questione centrale non riguarda soltanto l’accelerazione degli investimenti, ma la capacità di individuare con rigore gli ambiti in cui l’idrogeno offre un effettivo valore sistemico.
Conclusioni: una finestra temporale limitata, ma ancora disponibile
Il Global Hydrogen Review 2026 restituisce l’immagine di un settore che ha fatto progressi reali dal 2020 – quando la produzione pulita era sotto 0,6 Mt contro quasi 1 Mt oggi – ma che resta lontano dagli obiettivi annunciati per fine decennio.
La crisi in Medio Oriente ha evidenziato la vulnerabilità del sistema energetico globale a shock geopolitici concentrati in aree strategiche, rafforzando l’interesse per l’idrogeno come leva di diversificazione e sicurezza energetica di lungo periodo. Al tempo stesso, l’IEA sottolinea che l’idrogeno non rappresenta una risposta immediata alle emergenze di breve periodo.
I prossimi due anni saranno, pertanto, determinanti: secondo l’agenzia, per conservare una possibilità concreta di conseguire gli obiettivi al 2030, progetti per 22 Mt/anno dovrebbero raggiungere la decisione finale di investimento entro il 2027, pari a un aumento di 12 volte rispetto al biennio 2024-2026.
Concludendo, in assenza di un’accelerazione nell’attuazione delle politiche di creazione della domanda, una quota rilevante del potenziale annunciato rischia di non tradursi in capacità operativa, proprio in una fase in cui il sistema energetico globale richiede fonti più diversificate, resilienti e coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione.









