Il report “Electrolyzers for Hydrogen Production“, pubblicato a febbraio 2026 dalla World Bank, evidenzia un dato molto chiaro: la Cina si sta imponendo come attore principale nella produzione, nei costi e nella capacità installata di elettrolizzatori a livello globale. Questo scenario non deve sorprenderci. Nel 2024 un consorzio di produttori europei – Nel Hydrogen, Siemens Energy e Thyssenkrupp Nucera – aveva lanciato un allarme alla Commissione Europea, chiedendo un sostegno più incisivo per evitare che la crescente pressione dei produttori cinesi relegasse l’industria europea in una posizione di significativo svantaggio. Quell’anno, infatti, la Cina stava già incrementando la sua produzione di attrezzature per l’idrogeno, arrivando a detenere il 40% della capacità produttiva globale di elettrolizzatori, in aumento rispetto al 10% dell’anno precedente. Numeri che, come vedremo, hanno continuato a crescere nei mesi successivi fino ad oggi.
Polarizzazione tecnologica
Attualmente il mercato degli elettrolizzatori è concentrato su due tecnologie principali: alcalina e a membrana a scambio protonico (PEM). La prima mantiene una posizione nettamente prevalente rappresentando il 64% della capacità installata globale, contro il 36% detenuto dai sistemi PEM. Questa distanza diventa ancora più marcata se si osservano le pipeline di sviluppo: l’elettrolisi alcalina, infatti, costituisce l’84% dei progetti attualmente in costruzione, confermandosi la tecnologia di riferimento per i grandi impianti. Accanto a queste due piattaforme mature, stanno iniziando a emergere soluzioni di nuova generazione. Le tecnologie SOEC (celle elettrolitiche ad ossido solido) e AEM (membrana a scambio anionico) rappresentano complessivamente circa il 5% dei progetti in costruzione.
Le dinamiche del mercato
A metà 2025 risultavano operativi 2,15 GW di elettrolizzatori in tutto il mondo, capacità sufficiente a soddisfare lo 0,2% della domanda globale di idrogeno. La Cina rappresentava il 56% di questa capacità mentre l’Europa ne deteneva il 20%. Parallelamente, la pipeline globale contava 16 GW di capacità in costruzione e 3,5 GW che hanno raggiunto la decisione finale d’investimento (FID). La Cina emerge non solo come il principale produttore di elettrolizzatori, ma anche come il mercato dove gli impianti entrano in funzione più rapidamente.
In testa nella produzione globale di elettrolizzatori
La capacità produttiva mondiale di elettrolizzatori ha raggiunto 61 GW/anno. Gli elettrolizzatori alcalini rappresentano la quota principale, pari a 43 GW/anno, mentre i sistemi PEM contribuiscono con 13 GW/anno. Il restante 9% è attribuito alle tecnologie emergenti, in particolare AEM e SOEC, che stanno iniziando a ritagliarsi uno spazio crescente nelle strategie industriali globali. La Cina domina la manifattura degli elettrolizzatori alcalini, controllando l’86% della capacità produttiva globale in questo segmento. L’Europa, invece, mantiene la leadership nella produzione dei sistemi PEM, con una quota del 54%. Un equilibrio tuttavia a rischio visti i recenti investimenti della Cina anche nelle tecnologie SOEC e AEM, con l’obiettivo di presidiare l’intero spettro tecnologico e ridurre ulteriormente la dipendenza da fornitori esteri.
Molti OEM cinesi producono internamente la maggior parte dei componenti, riducendo sia la dipendenza da fornitori esterni che i costi. La scelta tecnologica prevalente è quella degli elettrolizzatori alcalini pressurizzati, caratterizzati da stack di grandi dimensioni alimentati da un’unica power unit: un’impostazione progettuale che viene descritta come “commonly adopted by Chinese manufacturers” e che consente di massimizzare la produttività e ridurre il costo per kW. La tendenza industriale è verso stack ancora più grandi, nel tentativo di aumentare ulteriormente la densità produttiva. Tuttavia, la logistica – in particolare il trasporto di moduli sempre più voluminosi – sta diventando un limite fisico alla scalabilità, imponendo compromessi tra dimensioni, costi e facilità di installazione.
Dal punto di vista operativo, i sistemi alcalini pressurizzati cinesi lavorano tipicamente con un carico minimo del 30–40%, mentre gli elettrolizzatori alcalini atmosferici (meno diffusi in Cina) possono scendere fino al 10%.
Vantaggio sui costi
I sistemi alcalini prodotti in Cina hanno costi inferiori rispetto ai concorrenti occidentali. Circa 270–280 $/kW per il mercato interno e circa 350 $/kW ex‑factory per l’export, contro circa 800 $/kW ex‑factory per gli equivalenti europei o statunitensi. Includendo anche logistica, EPC, opere civili e sistemi ausiliari come il trattamento dell’acqua, i sistemi cinesi si attestano tra 800 e 1.200 $/kW installati, mentre quelli europei oscillano tra 1.200 e 1.800 $/kW, con valori ancora più alti per impianti di piccola scala.
Le aste più recenti in Cina mostrano un’ulteriore compressione dei costi: alcune offerte per elettrolizzatori alcalini e BoS sono scese fino a 100 $/kW (escluso il BoP). Si tratta di livelli inferiori di circa il 60% rispetto al 2022.
Sul fronte PEM, il quadro è diverso. Questi sistemi mantengono un prezzo significativo a causa dell’uso di metalli preziosi – in particolare iridio e platino – che incidono pesantemente sui costi delle stack. Il vantaggio di un ingombro fisico ridotto, che può diminuire le spese di costruzione e logistica, compensa solo in parte questo svantaggio. Di conseguenza, i sistemi PEM cinesi completi si collocano tipicamente tra 700 e 1.000 $/kW, mentre quelli europei variano tra 1.000 e 1.600 $/kW ex‑factory.
Alcuni progetti in Cina
Ad ottobre 2024, il produttore cinese di elettrolizzatori alcalini Trina Green Hydrogen ha messo in funzione la sua prima linea di produzione completamente automatizzata da 1 GW nel nuovo stabilimento di Yangzhou, nell’est della Cina, un sito industriale progettato per raggiungere in futuro una capacità di 4 GW/anno.
Nel 2025, invece, Trina Green Hydrogen ha lanciato insieme al partner spagnolo Clantech una soluzione integrata per la produzione e il rifornimento di idrogeno. Questa comprende: un elettrolizzatore alcalino da 100 Nm³/h integrato in un container, separatori gas‑liquido, sistemi di purificazione e asciugatura, compressori a liquido. L’idrogeno è compresso fino a 50 MPa per lo stoccaggio e il rifornimento di camion e autobus. La soluzione è già operativa nell’ambito di un progetto dimostrativo in Portogallo.
A Ningxia, in Cina, è iniziata nel novembre 2024 la costruzione del primo di tre impianti su larga scala che secondo le stime produrrà fino a 16.500 tonnellate di idrogeno verde all’anno per i trasporti pesanti e la generazione di ammoniaca e metanolo verde. Il progetto, denominato “Ningxia Taiyangshan Integrated Green Hydrogen Production, Storage, Transportation and Utilization Project”, è guidato da Seraphim Reshape (Ningxia) Hydrogen Power Energy Co., Ltd., joint venture tra Shanghai Reshape Group e Jiangsu Seraphim.
La Wolong Enapter Hydrogen Technologies Ltd, joint venture tra Enapter AG e Wolong Group, ha presentato nel 2024 a Shangyu il primo elettrolizzatore AEM da 1 MW prodotto in Cina. Il sistema è ora in produzione di serie e commercializzato nel mercato cinese, dove la joint venture ha già siglato accordi con operatori di primo piano: Concord New Energy, che puntava ad avviare un progetto pilota nel 2025, e Baowu Steel, il maggiore produttore di acciaio del Paese, interessato a incrementare l’impiego di idrogeno verde nei processi siderurgici.
Sono iniziati nel 2024 i lavori per quello che, secondo Pechino, diventerà il gasdotto più lungo al mondo dedicato al trasporto e all’esportazione di idrogeno verde. Il progetto – il cui costo si aggira intorno ai 6,1 miliardi di yuan – riguarda il gasdotto Zhangjiakou Kangbao–Caofeidian, una condotta di circa 737 km che collegherà l’hub dell’idrogeno verde di Zhangjiakou al porto di Caofeidian, situato circa 250 km a sud‑est della capitale. Il gasdotto opererà a una pressione di 63 bar, significativamente superiore allo standard cinese di 40 bar, per consentire il trasporto efficiente di grandi volumi di idrogeno. Il completamento dell’opera è previsto nel 2027.
In meno di due anni dall’avvio dei lavori, nel 2023 l’impianto di idrogeno verde di Sinopec nello Xinjiang è entrato ufficialmente in funzione, con una capacità annua di 20.000 tonnellate. Il sito dispone di 210.000 m³ di capacità di stoccaggio e 28.000 m³/ora di capacità di trasmissione dell’idrogeno. Sinopec aveva comunicato che l’idrogeno prodotto nello Xinjiang sarebbe stato inviato alla raffineria Tahe, dove avrebbe sostituito l’idrogeno ottenuto tramite reforming del metano, contribuendo così alla decarbonizzazione dei processi di raffinazione.








